Nutrimenti

Archivio della Categoria 'Grassi'

27 February 2010

Indici di qualità nutrizionale degli alimenti: l’algoritmo NuVal e i punteggi Andi

Ho imparato un termine nuovo, Nutritarian. In poche parole, il nutritarian è quella persona che non si ferma alle sole calorie dei prodotti, legge attentamente le etichette e desidera conoscere la qualità nutrizionale dei cibi e i micronutrienti contenuti.

Il nutritarian riconosce al cibo un ruolo importante, sa che ci sono dei micronutrienti il cui apporto è fondamentale per prevenire molte malattie e ne tiene conto nelle proprie scelte alimentari. Sa quali grassi vanno usati con moderazione, conosce il significato del termine indice glicemico. Il nutritarian privilegia quindi una alimentazione ricca di alimenti con un alto contenuto in micronutrienti a parità di calorie quindi verdure, verdure colorate, e frutta fresca.

Ho incontrato il termine nutritarian mentre stavo cercando degli indici di qualità nutrizionale, mi sono imbattuta così nel NUVal che conoscevo già e nell’ONQI, algoritmo progettato per generare un punteggio basato sui livelli di micronutrienti e macronutrienti di un alimento.
Il NUVAL è compreso tra 0 e 100 ed è calcolato sulla base di 30 nutrienti tra cui i bioflavonoidi, carotenoidi, acidi grassi trans, acidi grassi omega 3. Calcolato il NUVAl si può fare una classifica dei cibi di varie categorie alimentari (ad esempio, pane, cereali, dessert surgelati, ecc).

Nuval
Ho trovato anche l’Aggregate Nutrient Density Index (ANDI) e il Menu Aggregate Nutrient Density Index (MANDI). L’ANDI è compreso tra 0 e 1000 e calcola il rapporto della densità nutrizionale rispetto alle calorie.

Negli USA alcune catene di supermercati hanno introdotto etichette con i valori dell’Andi, altri con il Nuval.

Ecco spiegato cosa accade al supermarket.

Fonti: foodrenegade.com NUVAl, ANDI score

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23 January 2010

Grassi saturi e patologie cardiovascolari:Non colpevoli

Sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition è stata pubblicata una meta-analisi che dimostra che i grassi saturi non favoriscono le patologie cardiovascolari.

“A meta-analysis of prospective epidemiologic studies showed that there is no significant evidence for concluding that dietary saturated fat is associated with an increased risk of CHD or CVD”.

L’autore è Ronald Krauss uno dei piu’ conosciuti lipidologi. Assisteremo ora alla riabilitazione nutrizionale degli alimenti che li contengono? Mi riferisco soprattutto agli alimenti come il burro che proprio di recente è stato oggetto di una crociata mediatica.

Un ripasso sui Lipidi e sugli acidi grassi.

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19 April 2008

I Lipidi: Caratteristiche strutturali e funzionali

I lipidi sono una famiglia eterogenea di composti organici prodotti dglia organismi viventi e con la caratteristica di essere idrofobici. I lipidi considerati a livello fisiologico e nutrizionale, si possono distinguere in lipidi semplici e complessi. I primi hanno una funzione essenzialmente energetica e protettiva e sono rappresentati dai trigliceridi; i secondi sono rappresentati essenzialmente dai fosfolipidi, dai glicolipidi e dal colesterolo che partecipano alla composizione delle membrane biologiche. Alcuni lipidi sono precursori di molecole biologicamente attive come prostaglandine, leucotrieni e tromboxani. Inoltre alcune molecole derivate dai lipidi partecipano alla trasduzione del segnale attraverso la membrana cellulare e modulano l’espressione genica (tabella 1). continua

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8 April 2008

La biochimica della frittura

olio e frittura

Sul sito della Società Italiana di Nutrizione Umana, ho scoperto gli atti di un recente incontro sugli “Effetti Biochimici e Nutrizionali della Trasformazione degli Alimenti”.
Tra i relatori, un esperto lipidologo di cui ho già letto in passato, il prof. Giovanni Lercker. Per chi vuol saperne di piu’ sulle complesse trasformazioni che accompagnano la cottura degli alimenti, ecco il link agli atti e al suo intervento: “I lipidi:prevenire i danni da processo. Nuovi processi,nuove problematiche” (pdf). Se avete domande o curiosità, scriveteci!.

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21 March 2008

D come diacetile

popcorn

L’attenzione sul diacetile è iniziata diversi anni fa quando questa molecola è stata riconosciuta come un fattore che contribuisce alle patologie polmonari dei lavoratori esposti ai vapori negli ambienti di lavoro, per la precisione gli impianti in cui si producono butttered popcorn pronti da cucinare al micro-onde. Quindi parliamo di diacetile che viene inalato e a contatto con i bronchioli, prova delle alterazioni strutturali e funzionali. Ecco perché la patologia è stata anche chiamata come “polmonite dei lavoratori del popcorn”. L’Agenzia di Protezione dell’Ambiente americana (EPA) ha cominciato a studiare i fumi rilasciati dal riscaldamento di questi prodotti.

Mentre la FDA annovera ancora il diacetile nella sua lista di sostanze “generalmente riconosciute sicure”, a livello europeo l’EFSA ha pubblicato un’opinione su alcune sostanze aromatizzanti, tra cui alcuni composti chimici del gruppo 10, quello del diacetile, che potrebbero avere effetti avversi per la salute, ma di cui bisogna valutare attentamente i livelli di assunzione.

Recentemente utilizzando modelli animali, si è confermato che i vapori contenti il diacetile causano danni polmonari.

Due aziende produttrici, la ConAgra Foods Inc e il Weaver Popcorn Co Inc, hanno dichiarato l’intenzione di voler smettere di usare diacetile.

Dagli impianti di produzione dei popcorn l’attenzione si è spostata ora alle cucine di caffetterie e ristoranti di New York per verificare gli ambienti e le condizioni dei lavoratori che usano prodotti contenenti il diacetile (2,3-Butanedione).

diacetile

Andiamo con ordine. Il diacetile (2,3-Butanedione) è un chetone volatile. Metilchetoni e lattoni sono presenti a vari livelli nel burro fresco a basse concentrazioni e appena percepibili dal nostro gusto. Quando il burro si riscalda, si ha un aumento della liberazione di queste molecole e un effetto sinergico tra esse. Si formano anche prodotti della reazione di Maillard. Ne risultano sostanze volatili che contribuiscono al caratteristico sapore che contraddistingue i prodotti da forno.

In quali altri prodotti viene aggiunto il diacetile oltre ad alcuni marchi di popcorn?
Viene inserito in prodotti dolciari, surrogati vari del burro come grassi, margarine e oli se si vuole che durante la cottura si sprigionino aromi che ricordano quelli che conferisce il burro.

Che livelli di diacetile si liberano nell’ambiente quando si usano prodotti buttery-flavoured?
La risposta la fornisce un test applicato ad alcuni di essi. Si tratta di oli e margarine non in vendita in Italia ma ci serve per riflettere sui livelli di questi aromi.

Nei campioni di burro naturale sottoposto a riscaldamento, si è avuta la formazione di diacetile in queste quantità: dalle 2 alle 4 ppm

Nelle margarine esaminate i livelli sono risultati tra 7 ppm e 180 ppm

In altri prodotti si arriva a livelli decisamente maggiori. Uno spray buttered-flavoured ha rilasciato 164 ppm di diacetile.

Gli oli professionali Butter-flavored avevano valori tra 23 ppm e 234 ppm.

Due tipi di oili usati per cucinare i popcorn rilasciavano da 1,062 ppm a 1,125 ppm di Diacetile.

Fonti: Diacetil test

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