Nutrimenti

Archivio di August 2009

28 August 2009

Gelatinizzazione e retrogradazione dell’amido

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Durante il corso di Biochimica degli Alimenti che tengo agli studenti della Facoltà di Scienze ,abbiamo parlato di gelatinizzazione e retrogradazione dell’amido. Su richiesta di alcuni studenti vorrei cercare di chiarire meglio questi concetti.Prima dobbiamo però fare un passo indietro.

L’amido è un polisaccaride complesso insolubile in acqua, utilizzato come riserva nelle cellule vegetali. Rappresenta la più importante fonte di carboidrati disponibili all’assorbimento ed utilizzabili dal metabolismo cellulare umano.

Si trova in gran quantità nei tessuti vegetali come tuberi, nei cereali e nei legumi in forma cristallina nei granuli di amido all’interno del citoplasma. L’amido è costituito da amilosio (polimero lineare del glucosio) e amilopectina (polimero ramificato del glucosio). Le ramificazioni presenti nell’amilopectina (ogni 10-20 residui) impediscono la formazione ad elica tipica dell’amilosio ma favoriscono la formazione di strutture ad albero in cui su di uno scheletro formato prevalentemente da catene formate da circa 15 unità si innestano gruppi di catene più lunghe circa 40 unità. Si suppone che l’amilopectina sia orientata radialmente nel granulo di amido con l’estremità riducente rivolta verso la parte interna del granulo (figura). La disposizione dell’amilosio e dell’amilopectina all’interno del granulo di amido mostra proprietà semicristalline che lo rendono insolubile a temperatura ambiente e resistente alla digestione da parte degli enzimi presenti nell’apparato digerente umano.

Affinché l’amido presente nei granuli diventi digeribile è necessario che perda la sua struttura cristallina e ordinata e passi ad una struttura disordinata, con le caratteristiche di un gel (gelatinizzazione).

Il processo di gelatinizzazione dell’amido a partire dai granuli d’amido è resa possibile grazie al riscaldamento in ambiente acquoso. In queste condizioni i granuli di amido , idratandosi progressivamente, si gonfiano, l’amido perde la sua struttura cristallina; l’amilopectina e l’amilosio entrano in soluzione formando legami con le molecole di acqua. Il risultato si traduce in una diminuzione dell’acqua libera e con una viscosità più o meno consistente della sospensione(vedi animazione).Tale fenomeno si può osservare quando si cuoce in acqua pasta, riso o farine e semole (ad esempio nella preparazione di semolini e polenta) oppure in forno durante la cottura di impasti a base di farina ad alto contenuto d’umidità (es preparazione del pane o dolci).

A seguito della gelatinizzazione le catene dell’amilosio e dell’ amilopectina sono molto più esposte all’azione idrolitica degli enzimi digestivi rispetto che in un amido non gelatinizzato. Quindi questo processo è fondamentale per favorire e l’utilizzazione metabolica dell’amido contenuto negli alimenti.

Il raffreddamento favorisce il ripristino della struttura ordinata con conseguente “ricristallizzazione o retrogradazione” dell’amido. Sebbene l’amido in realtà non riesca mai a tornare in una configurazione simile a quella iniziale, si forma una struttura intermedia rigida dovuta al riarrangiamento delle catene di amilosio e amilopectina ed esclusione di acqua. Un esempio di retrogradazione di amido si può osservare quando il pane diventa raffermo. L’amido retrogradato può essere nuovamente gelatinizzato sottoponendolo a calore .
La gelatinizzazione e la retrograzione dell’amido sono influenzati da diversi fattori:
contenuto in acqua e temperatura: l’umidità minima richiesta per iniziare il processo di gelatinizzazione è di circa il 25 % e la temperatura deve essere tra 50 e 70°C a seconda dell’origine vegetale dell’amido.
presenza di soluti (cloruro di sodio, zuccheri) , di lipidi o proteine : a particolari concentrazioni determinano un aumento della temperatura di gelatinizzazione e rallentano la velocità di retrogradazione dell’amido.
l’origine vegetale dell’amido: non tutti gli amidi sono uguali , essi differiscono soprattutto per il diverso rapporto di amilosio e amilopectina. (Tabella). L’amilosio tende a riscristallizzare molto velocemente dell’amilopectina; per cui il tempo che impiega l’amido a riscristallizzare dipende dalla quantità di amilosio che contiene. Ne consegue che amidi ricchi di amilosio (mais, frumento, legumi) gelatinizzano con più difficoltà e riscristallizzano più facilmente, rispetto agli amidi contenti percentuali più elevate di amilopectina (patata, riso). La quantità di amido retrogradato è quindi direttamente proporzionale al contenuto di amilosio. L’amido riveste particolare importanza nell’industria alimentare come additivo alimentare quale agente addensante ricoprendo quindi un ruolo funzionale e non nutrizionale ad esempio lo troviamo nei prodotti congelati, nelle bevande, nei prodotti per l’infanzia, caramelle , salse, formaggi cremosi ecc… (Figura)Esistono attualmente in commercio tantissimi tipi di amido nativo o modificato per le diverse applicazioni. Infatti anche modificazioni strutturali (es,cross linked, derivatizzazione, ossidazione, …..) alterano le proprietà dell’amido di gelificare e retrogradare. L’ amido ottenuto da mais o riso geneticamente modificato vengono denominati come WAXY e sono caratterizzati da una bassissima percentuale di amilosio (1-2%) e una altissima percentuale di amilopectina (99-98%); queste caratteristiche rendono amido WAXY molto resistenti alla retrogradazione.Esistono anche amidi che contengono una elevatissima percentuale di amilosio;l’amilosio crea forti legami e da orgine a gel molto resistenti.

Per ulteriori informazioni:
Ulisse-Gelificazione dell’amido
Starch – The Inevitable Ingredient
Trashfood-Amido modificato

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25 August 2009

Alimentazione e salute: La prevenzione alimentare dei tumori

Franco Berrino del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva, dell’ Istituto Nazionale Tumori di Milano, da numerosi anni studia il ruolo dell’alimentazione nell’insorgenza dei tumori e numerosi meccanismi molecolari sono stati proposti. Degli alimenti che hanno un ruolo protettivo o al contario di quelli che possono esercitare un ruolo dannoso, Berrino parla nell’articolo La prevenzione alimentare dei tumori.

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24 August 2009

Booster Broccoli

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I broccoli e le altre brassicacee sono tra gli ortaggi piu’ studiati per la presenza di numerosi micronutrienti tra cui antiossidanti e i glucosinolati. Conoscete altre verdure che hanno un sito internet dedicato a loro e alle molecole che contengono?

Dopo dieci anni di ricerca,il gruppo di scienziati e agronomi del del Victorian Department of Primary Industry in partnership con The New Zealand Institute for Plant & Food Research, sono riusciti ad ottenere un nuovo tipo di ortaggi chiamati Booster Broccoli. Essi contengono il 40% in piu’ di sulforafane rispetto alle altre varietà di broccoli.

sulforafaneIl sulforafane è un isotiocianato abbondantemente presente nei vegetali appartenenti alla famiglia delle Crucifere. Molte attività biologiche sono state ascritte a questo composto, come l’inibizione degli enzimi del citocromo P450 e l’induzione degli enzimi di fase II in modelli animali. Recenti studi hanno inoltre evidenziato che il sulforafane è in grado di indurre apoptosi e di bloccare del ciclo cellulare in cellule tumorali umane coltivate in vitro.

Prima di Booster Broccoli era arrivato Bimi anche lui definito un super FOOd per il suo contenuto peculiare in acidi grassi essenziali, vitamine, antiossidanti, glucosinolati e zinco.

Via

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9 August 2009

Hamburger al licopene

Alcuni ricercatori spagnoli (Garcia ML et al. 2009) hanno formulato un hamburger ottenuto aggiungendo come ingrediente buccia pomodoro..…….l’obiettivo, vi chiederete? Ottenere un alimento arricchito in licopene, utilizzando scarti di produzione dell’industria del pomodoro.
Gli autori hanno riportato che aggiungendo circa il 4,5% di buccia di pomodoro all’hamburger, i livelli di licopene raggiungono circa 4,9mg/100gr.
Il licopene appartiene alla famiglia dei carotenoidi, ossia pigmenti gialli arancioni e rossi sintetizzati dalle piante. E’ una molecola molto studiata soprattutto per le sue proprietà antiaterogeniche e chemoprotettive.

Studi in vitro hanno dimostrato che il licopene è un potente antiossidante (2 volte più potente del beta carotene e 10 volte più potente dell’alfa tocoferolo) ed è in grado di inibire la crescita di cellule tumorali. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che l’apporto dietetico di licopene è associato a un minor rischio di vari tipi di tumore soprattutto alla prostata . Recenti studi hanno suggerito che il licopene possa svolgere un ruolo importante anche nel trattamento dei tumori.

Le fonti naturali di licopene sono soprattutto i frutti e i vegetali rossi e in particolare il pomodoro e i suoi derivati. Il suo contenuto nei pomodori si modifica a seconda della varietà ed aumenta con la maturazione del frutto; tuttavia i livelli di licopene riportati sono circa 3,5 mg/100g (2,7-9,3 mg/100gr). Anche i derivati del pomodoro quali ketchup (9,9-17,2mg/100gr), sugo (13,1-19,7mg/100gr) sono ottime fonti di licopene. L’ assimilazione del licopene nell’organismo dipende dal tipo di prodotto che viene consumato. Il licopene, come gli altri carotenoidi, negli alimenti sono associati alle proteine della matrice delle cellule vegetali; pertanto l’omogenizzazione e la cottura distruggendo la matrice delle piante aumentano la biodisponibilità dei carotenoidi presenti. E’ stato dimostrato che l’aggiunta di olio a pomodoro riscaldato determina un aumento delle concentrazioni di licopene nel sangue rispetto al consumo di solo pomodoro.

Non è semplice stimare i livelli medi di licopene assunti giornalmente. Negli Stati Uniti, i valori riportati variano da 3,3 a 6,5 mg.
Per quanta riguarda i Pesi Europei, i valori medi di assunzione giornaliera riportati sono:
Inghilterra 1,1 mg/die
Spagna 1,6mg/die
Francia 4,7 mg/die
Olanda 4,8 mg/die
Irlanda 7,7 mg/die

Come possiamo osservare i valori riportati in letteratura sono molto diversi nei diversi Paesi; questa eterogeneità è legata sia alle diverse abitudini alimentari e stili di vita sia alle diverse metodologie di valutazione del consumo.
Nella figura sono rappresentati i principali alimenti che contribuiscono all’intake di licopene nella normale alimentazione (Porrini M et al. 2005).

Quanto licopene dovremmo assumere ?

Le raccomandazioni dietetiche internazionali inizialmente suggerivano di assumere circa 25-30 mg licopene al giorno. Studi più recenti hanno riportato valori inferiori ossia circa 5-10mg/die. Tuttavia non esiste una RDA per il licopene.

Assumere 5-10mg di licopene al giorno non è difficile !

……bastano 200 gr di pomodoro fresco (1 pomodoro grande) (6 mg licopene), oppure patatine + 30 gr di di ketchup (3 bustine) (4,8mg licopene) oppure pasta o pizza +40 gr di sugo di pomodoro (5 mg licopene) oppure……. 100grammi di hamburger arricchito con buccia di pomodoro (4,9 mg)

P.S. L’introduzione della buccia di pomodoro conferisce all’hamburger anche un colore arancione e modificazioni delle proprietà sensoriali del prodotto.
…………..voi che ne dite ???

-Garcia ML et al. Beef hamburgers enriched in lycopene using dry tomato peel as an ingredient . Meat Science 83:45-49
-Rao AV, Fleshner N, and Agarwal S, Nutrition and Cancer 33 159 (1999)
-Agarwal S, Rao V A. Tomato Lycopene and its role in human health and chronic diseases. CMAJ 2000 163 (6):739-44.
-Giovannucci E Tomatoes, tomato-based products, Lycopene and cancer: review of the epidemiologic literature. Journal of the National Cancer Institute 1999 91:317-31
-Porrini M et al. What Are Typical Lycopene Intakes? J. Nutr. 135: 2042S–2045S, 2005
-http://trashfood.com/2008/08/rosso-licopene.html

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