Nutrimenti

Archivio di June 2009

21 June 2009

Il falcarinolo e i topi BDIX

Diciamo che è la settimana del falcarinolo, ecco alcuni titoli apparsi ieri on line :

-Carote per combattere il tumore Il Tempo

-Le carote? Meglio non tagliarle Corriere.it

I soliti titoli sensazionali, ma ho cercato comunque di approfondire l’argomento e sono arrivata al sito di NutrEvent,una conferenza su salute e nutrizione che si è svolta a Lille (Francia). In occasione dell’evento sono stati anticipati i risultati di uno studio che ha dimostrato che durante la cottura delle carote, i livelli di alcuni fitonutrienti dimininuiscono. Niente di nuovo, ma stavolta tra i composti particolare attenzione è stata riservata ai livelli di falcarinolo, una molecola che già da diversi anni è studiata per le sue proprietà protettive da diversi gruppi di ricerca, tra cui quello diretto dalla Dr. Kirsten Brandt della University of Newcastle upon Tyne (UK).

Kirsten Brandt

I ricercatori hanno scoperto che le carote bollite intere contengono il 25% di falcarinolo in più di quelle tagliate prima della cottura. Esperimenti successivi condotti sui ratti hanno dimostrato un minor numero di lesioni nel colon dei ratti a cui erano state somministrate le carote cucinate intere. I ratti su cui è stato condotto lo studio, sono ratti predisposti geneticamente ad ammalarsi di cancro al colon.


Cos’è il falcarinolo?

falcarinolo
E’ uno dei numerosi fitonutrienti sintetizzato nelle piante. E’ un composto alifatico bioattivo a 17 atomi di carbonio. Si tratta di una delle sostanze che la pianta sintetizza per difendersi da funghi, batteri. In particolare la sua presenza è descritta nelle Apiaceaee, il falcarinolo è presente anche nel prezzemolo e sedano. Alcuni studi hanno dimostrato che i suoi livelli variano tra diversi tipi di carote, il falcarinolo è presente a concentrazioni comprese tra 0.70 to 4.06 mg/100 g.


Il falcarinolo è un composto biodisponibile?
Si, lo hanno dimostrato ricerche recenti condotte su un gruppo di soggetti a cui era stata somministrato succo di carote a diverse concentrazioni (4, 8 and 12 mg falcarinol). I livelli di falcarinolo nel sangue raggiungevano circa 1 and 2.5 ng/ml plasma dopo 2 ore.

Per quanto riguarda gli effetti sull’uomo, in passato è stato descritto come una sostanza tossica, ma questo effetto dipende ovviamente dalle elevate concentrazioni. Possiamo quindi includere il falcarinolo tra le molecole sintetizzate in natura, ma non per questo è automaticamente benefica e priva di effetti indesiderati. Il falcarinolo sarebbe letale se mangiassimo 400 kilogrammi di carote, assai improbabile. A livelli molto piu’ bassi, al contrario il falcarinolo viene descritto come una sostanza protettiva.

Già nel 2005, il gruppo di ricerca della Dr. Kirsten Brandtaveva pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry alcuni dati sulla presenza del falcarinolo nelle carote e i suoi effetti sulla formazione di lesioni nei ratti trattati con diverse preparazioni contenenti falcarinolo. I ratti su cui è stato condotto il nuovo studio, sono lo stesso modello sperimentale, un modello animale di carcinogenesi chimica (induzione di carcinoma-colorettale in ratti BDIX trattati con azoxymetano (AOM).

Quindi io invito alla prudenza e a evitare titoli sensazionali.

Per saperne di piu’:

Bioactive polyacetylenes in food plants of the Apiaceae family: Occurrence, bioactivity and analysis

-Inhibitory effects of feeding with carrots or (-)-falcarinol on development of azoxymethane-induced preneoplastic lesions in the rat colon.

Bioactivity of falcarinol and its content in carrots

-Che-cos’è naturale. Introduzione

- Sciencedaily.com

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13 June 2009

La lecitina di soia

Lecitine

Manipolare la lecitina o fosfatidilcolina in polvere o dissolta in solventi è stata una delle mie prime esperienze in laboratorio, una delle prime metodiche acquisite al tempo della tesi fu la preparazione di liposomi da impiegare come modelli sperimentali di membrane cellulari. La fosfatidilcolina è uno dei fosfolipidi principali delle membrane biologiche che ne contengono circa il 75%.
Ho usato per un po’ di tempo la lecitina d’uovo. Poi in relazione ai temi di ricerca successivi, si è passati ad usare lecitine a diversi gradi di insaturazione degli acidi grassi. Infatti con il nome lecitina indichiamo una famiglia di fosfolipidi, poiché queste molecole possiedono due acidi grassi legati, le combinazioni sono numerose. Gli acidi grassi possono essere entrambi saturi (senza doppi legami), insaturi (con uno o piu’ doppi legami), o misti quindi possiamo parlare di dipalmitoil lecitina (DDPC), dioleil lecitina (DOPC), palmitoil oleil lecitina (POPC), dilinoleil lecitina (DLPC) e via di questo passo.

La lecitina di soia trova numerosi impieghi nell’industria alimentare come agente emulsionante, inoltre viene venduta come agente ipocolesterolemizzante. Per la verità questo ruolo della lecitina di soia non convince tutti, anche se un po’ datato vi suggerisco la lettura di questo articolo Lecithin intake and serum cholesterol che disseziona i vari studi condotti in passato sulla lecitina e i suoi effetti sul metabolismo dei lipidi del sangue. Poichè la maggior parte degli studi sono stati pianificati non troppo bene, non è cosi convincente l’effetto ipocolesterolemizzante.

Come si ricava la lecitina? Ho provato a schematizzare.

lecitina

La lecitina come dicevamo, è un fosfolipide, anche noto come fosfatidilcolina. Negli alimenti è un componente minore dei grassi e in larga scala si ottiene prevalentemente dalla lavorazione dell’olio di semi di soia o da altre materie prime. Possiamo considerare la lecitina di soia un sottoprodotto dell’estrazione dell’ olio derivato dalla leguminosa. In una fase della lavorazione (degumming) infatti la lecitina viene separata dal materiale che viene destinato alle fasi successive.

Partiamo dall’inizio, in sintesi:

-I semi di soia vengono dapprima lavati e frantumati. Poi la parte grassa è estratta con solventi (esano o eptano), tutto viene agitato. Il solvente viene poi fatto evaporare innalzando la temperatura fino a 150°C, i semi vengono separati e il solvente lasciato ricondensare per una successiva estrazione.

-Segue la fase detta di degommazione che serve per eliminare gomme, carboidrati complessi, e i fosfolipidi dall’olio non ancora raffinato. E’ in questa fase che la lecitina e altri fosfolipidi possono essere isolati dal resto. Gli oli non raffinati contengono circa lo 0.6% di lecitina. Per separare la lecitina dalle altre molecole, l’olio viene portato a temperature di circa 70–90 °C e mescolato con una certa percentuale di acqua. Questo provoca cambiamenti chimico-fisici e la lecitina precipita in una massa gelatinosa che viene rimossa mediante centrifugazione e successivamente si elimina l’acqua con un processo di evaporazione.

Quanti sono i produttori di lecitina di soia? Difficile fare un elenco tra i numerosi sparsi nei vari continenti, un tema da affrontare è di sicuro la nascita di filiere per ricavare la Lecitina ricavata da piante non geneticamente modificate.

Links:

-Danisco-emulsifier-to-subsitute-non-GM-soy-lecithin-as-demand-outstrips-supply

-Lecithin intake and serum cholesterol

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12 June 2009

Componenti nutraceutici della dieta:aspetti biochimici e tossicologici

Imprevisti vari mi hanno impedito di partire per Rimini dove oggi si terrà un Incontro di studio congiunto tra dueSIB-SITOX presso l’Aula Magna del Polo Scientifico-Didattico di Rimini Via Angherà, 22 – Rimini (RN)

La giornata sul tema “Componenti nutraceutici della dieta:aspetti biochimici e tossicologici” rappresenta il primo momento di incontro e di condivisione di interessi culturali tra due Società Scientifiche, quali la Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare – Gruppo Biochimica della Nutrizione – e la Società Italiana di Tossicologia, su tematiche relative alla nutrizione ed alla salute dell’uomo e dell’ambiente.

Il tema scelto è di grande attualità per le numerose implicazioni nutrizionali, lo studio dei meccanismi molecolari con cui agisono i “fitonutrienti” e altre molecole presenti negi alimenti rappresenta un interessante area di ricerca anche nel dipartimenti in cui lavoro. Inoltre i componenti nutraceutici entrano nella formulazione di numerosi prodotti funzionali e proprio in questi mesi gli “health claims” sono sotto esame dell’EFSA.

Qui trovate il programma dell’incontro.

In missione a Rimini sarà la Dr. Bacchetti, coautrice di Nutrimenti, attendiamo il ritorno di Tiziana per un dettagliato resoconto.

Links: Efsa-4185-health-claim-da-visionare, Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare – Gruppo Biochimica della Nutrizione, Società Italiana di Tossicologia

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8 June 2009

Un link al giorno: Nutrition data

Oggi segnalo un nuovo link che abbiamo inserito:Nutritiondata.
Una risorsa utile per chi è curioso sulle proprietà nutrizionali degli alimenti e non solo. Il sito, in lingua inglese, ha una mole vastissima di dati.

Fornisce degli alimenti in archivio anche il Glycemic Load™, IF (Inflammation Factor) Ratings™ e altri indici nutrizionali.

Per gli appassionati di social network, Nutritiondata si può seguire anche su Facebook e su Twitter.

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1 June 2009

Food-omics

foodomics

Siamo appena tornate dalla conferenza internazionale “FoodOmics” che si è tenuta il 28 e il 29 maggio organizzata da Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Università Politecnica delle Marche. Il programma ha previsto numerosi interventi di studiosi italiani ma soprattutto internazionali (Francia, USA, UK, Austria, Danimarca, Olanda , Svizzera, ….) che si occupano di vari campi disciplinari delle scienze alimentari e nutrizionali, inclusi genomica, proteomica e metabolomica.
Anche noi abbiamo partecipato e abbiamo presentato i seguenti posters:

-Antioxidant Potential of “Visciola” Dried Tart Cherry (Prunus cerasus, L.) nel quale sono stati presentati i risultati rigurdanti la valutazione della qualità nutrizionale e il potenziale antiossidante di visciole essiccate cresciute nella Regione Marche.(vedi poster)

-Hot vs Cold water steeping of different teas: does it affect antioxidant activity? nel quale sono stati riassunti i risultati ottenuti da uno studio mirato ad investigare l’effetto di differenti metodi di preparazione del te (acqua calda o fredda) sulle proprietà nutrizionali e antiossidanti di diversi tipi di te (bianco, verde, oolong, nero, lion). (vedi poster)

-The gluten-free diet: safety and nutritional quality nel quale sono state presentate le qualità nutrizionali degli alimenti privi di glutine.

Allego alcune foto scattate in tale occasione :
Sessione poster: 1-2-3

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